Giannini: Berlusconi vince “oltre” la tv
Caro Direttore,
approfitto della sua ospitalità per rispondere a Marco Travaglio che, due giorni fa, nella sua rubrica, mi ha attribuito una cosa che non ho detto. E cioè che Berlusconi “non vince grazie alle tv.Vince perché l’Italia è di destra”. E ha inquadrato questa mia teoria in quella “in voga in ambienti “terzisti” e “riformisti”, cara ai Pigi Battista e ai Francesco Merlo”. Sull’inquadramento sui “riformisti” non ho nulla da obiettare. Ma ho molto da precisare sull’assunto di partenza.
Nella mia intervista a “Parla con me”, a Serena Dandini ho detto una cosa diversa, e cioè che il Cavaliere non vince più “solo” grazie alle tv. Ho detto (e scritto nel mio libro Lo Statista) che dopo tre elezioni stravinte, un’elezione persa solo per il mancato accordo sulla Lega, e un’elezione sostanzialmente pareggiata nonostante i precedenti 5 anni di pessimo governo, Berlusconi non può più essere semplicemente liquidato come un fenomeno televisivo. Ci piaccia o no (e a me non piace affatto come non piace a Travaglio) il Cavaliere ha messo radici profonde nella società italiana che, non a caso, gli ha tributato un plebiscito difficilmente spiegabile solo in virtù della forza di fuoco del suo impero mediatico. Come ho detto (e scritto) questo è “un” problema, ma non è (o non è più) “il” problema.
Alla base, temo, c’è soprattutto il consenso diffuso che il governo riscuote, e che viene prima o addirittura prescinde da quello che nel libro definisco “il rumore bianco” dell’informazione. A Travaglio, e ai suoi lettori, suggerisco due spunti di riflessione.
Il primo spunto è la Lega. Un partito che in tv non c’è mai andato, eppure cresce elettoralmente da 20 anni. Il secondo spunto lo traggo dal saggio Itanes, curato dai maggiori politologi italiani e appena pubblicato dal Mulino, “Il ritorno di Berlusconi”, che spiega come da un lato “la visione televisiva influenza il voto”, ma dall’altro lato e sempre più spesso “le preferenze politiche colorano di sé le preferenze televisive”. Che poi i partiti si accapiglino sulla Vigilanza Rai, questo ritengo sia solo un riflesso delle miserie della nostra cattiva politica. Resto convinto che il Pd farebbe bene ad uscire da quella Commissione, che è solo una foglia di fico: vantaggiosa per l’immagine falsamente “liberale” del premier e svantaggiosa per l’opposizione.
La buona politica si fa dando battaglia in Parlamento e tornando a presidiare il terrritorio.
Sarebbe ora che la sinistra tornasse a farlo nella società, invece che limitarsi a dirlo nei talk -show.
Massimo Giannini - l’Unità 28/11/2008
Tags: berlusconi, giannini, l'unità, lo statista, marco travaglio, massimo giannini, silvio berlusconi, travaglio