Il ventennio di Berlusconi e quello di Mussolini

Gennaio 19th, 2009

di Franco Ricordi - Liberal

Il recente libro di Massimo Giannini Lo statista propone l’idea di un “ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo”. L’analogia, lo diciamo subito, ci sembra improponibile, stante anzitutto la situazione internazionale in cui ci troviamo rispetto agli anni Venti del XX secolo.

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Massimo Giannini presenta Lo statista a RaiNews

Gennaio 1st, 2009

Panorama: Silvio, rimembri il tempo dei libri…

Dicembre 12th, 2008

Eventi editoriali: Berlusconi è il re assoluto della saggistica politica: 448 titoli contro i 264 di Walter Veltroni. E c’è una svolta nell’antiberlusconismo.

Al centro del ciclone librario c’è un signore che fa cucù dal 1994, un personaggio che con le sue imprese ha fatto la fortuna di moltissimi scrittori. Silvio Berlusconi, nelle sue molteplici forme reali e immaginarie, è il re della saggistica italiana.
Nei panni del Cavaliere Nero e Bianco, del tycoon dei media e del politico-impolitico, del fenomeno da studiare-denigrare-esaltare, l’uomo venuto da Arcore è il soggetto di una produzione di pagine sterminata e stravenduta.

Basta fare un giro in libreria e dallo scaffale delle novità si capisce l’aria che tira. Due giornalisti della Repubblica fanno un lancio sincrono dei loro volumi: Lo Statista di Massimo Giannini (Baldini Castoldi Dalai) e Il Presidente Bonsai di Sebastiano Messina (Rizzoli). Il primo rintraccia nella storia che si sta facendo un “Ventennio berlusconiano” e, impegnandosi per 280 pagine, giunge alla conclusione che “il partito di plastica” è una metafora che si è biodegradata per insufficienza di prove.

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Giannini: La prima volta di banchieri e consumatori

Dicembre 11th, 2008

Martinello alla riunione di Faissola. E i licenziamenti a «La7» finiscono in Parlamento, tra l’ imbarazzo del Pd

Consumatori allo stesso tavolo dei banchieri. E per una volta non come controparte. Nel consueto ritiro eugubino dell’ Abi di Corrado Faissola, la due giorni di approfondimento sulle più importanti questioni dell’ attualità economico-finanziaria con la prima linea degli esperti dell’ associazione, sono comparsi quest’ anno, per la prima volta, gli «esterni». E a sorpresa, tra il padron di casa, Giuseppe Zadra e Donato Masciandaro, è arrivato Paolo Martinello di Altroconsumo. Ci voleva la crisi per avviare il dialogo.

Il Pd solleva il caso dei licenziamenti a «La7» in Parlamento, ma scivola creando un doppio imbarazzo. Giovedì Enrico Letta e Pierluigi Bersani erano al dibattito alla Camera su lavoro e welfare: moderatore il direttore del Tg della tv di Telecom Italia, Antonello Piroso. De «La7» si parlava, in contemporanea, anche nell’ aula di Montecitorio, per l’ interpellanza sul piano di licenziamenti dei 25 giornalisti approvato dallo stesso direttore. Coincidenze, si dirà. Se non fosse che sotto l’ interpellanza c’ era anche la firma di Bersani.

Al «ventennio berlusconiano» Massimo Giannini, ha appena dedicato la sua ultima fatica, Lo statista (Baldini Castaldi Dalai). Titolo ironico. Il vicedirettore di Repubblica in realtà non ha cambiato idea sul Cavaliere, tanto che il Riformista lo ha accusato di aver forzato il parallelo storico con il Ventennio per dargli del fascista. «Moderno totalitarismo», ha risposto Giannini, che all’ interno della corazzata di Largo Fochetti non è il solo ad aver dedicato un volume al premier. In contemporanea Sebastiano Messina ha affidato alle stampe Il presidente bonsai (Rizzoli). L’ inviato speciale del quotidiano di Ezio Mauro firma una bonaria antologia dei (suoi) pezzi satirici su quanto avviene nel paese parallelo di Berlusconia. Dove il numero uno somiglia più ai personaggi di Alberto Sordi che a uno statista. Nessuna scissione però a Repubblica. Ma guerra in libreria sì. In attesa di vedere quale dei due sarà il libro più promosso dai media di casa.

È l’ «ufficiale di collegamento» tra la corporate Italia e la stampa della City. Dagli uffici londinesi di Finsbury, Mark Harris, tiene il filo dei rapporti con Wall Street Journal e Financial Times per conto di Eni, Snam, Telecom, Wind, Terna, Enel e molte altre big di Piazza Affari. Che dall’ anno prossimo dovranno farne a meno. Il manager ha annunciato a sorpresa l’ addio alla comunicazione. Ma non c’ entra la crisi finanziaria. E nemmeno prospettive di lavoro più allettanti. Harris, laureato in Teologia ad Oxford, lascia il business per il seminario.

Corriere Economia - Cinelli Carlo, De Rosa Federico

Giannini: Berlusconi vince “oltre” la tv

Novembre 28th, 2008

Caro Direttore,
approfitto della sua ospitalità per rispondere a Marco Travaglio che, due giorni fa, nella sua rubrica, mi ha attribuito una cosa che non ho detto. E cioè che Berlusconi “non vince grazie alle tv.Vince perché l’Italia è di destra”. E ha inquadrato questa mia teoria in quella “in voga in ambienti “terzisti” e “riformisti”, cara ai Pigi Battista e ai Francesco Merlo”. Sull’inquadramento sui “riformisti” non ho nulla da obiettare. Ma ho molto da precisare sull’assunto di partenza.
Nella mia intervista a “Parla con me”, a Serena Dandini ho detto una cosa diversa, e cioè che il Cavaliere non vince più “solo” grazie alle tv. Ho detto (e scritto nel mio libro Lo Statista) che dopo tre elezioni stravinte, un’elezione persa solo per il mancato accordo sulla Lega, e un’elezione sostanzialmente pareggiata nonostante i precedenti 5 anni di pessimo governo, Berlusconi non può più essere semplicemente liquidato come un fenomeno televisivo. Ci piaccia o no (e a me non piace affatto come non piace a Travaglio) il Cavaliere ha messo radici profonde nella società italiana che, non a caso, gli ha tributato un plebiscito difficilmente spiegabile solo in virtù della forza di fuoco del suo impero mediatico. Come ho detto (e scritto) questo è “un” problema, ma non è (o non è più) “il” problema.
Alla base, temo, c’è soprattutto il consenso diffuso che il governo riscuote, e che viene prima o addirittura prescinde da quello che nel libro definisco “il rumore bianco” dell’informazione. A Travaglio, e ai suoi lettori, suggerisco due spunti di riflessione.
Il primo spunto è la Lega. Un partito che in tv non c’è mai andato, eppure cresce elettoralmente da 20 anni. Il secondo spunto lo traggo dal saggio Itanes, curato dai maggiori politologi italiani e appena pubblicato dal Mulino, “Il ritorno di Berlusconi”, che spiega come da un lato “la visione televisiva influenza il voto”, ma dall’altro lato e sempre più spesso “le preferenze politiche colorano di sé le preferenze televisive”. Che poi i partiti si accapiglino sulla Vigilanza Rai, questo ritengo sia solo un riflesso delle miserie della nostra cattiva politica. Resto convinto che il Pd farebbe bene ad uscire da quella Commissione, che è solo una foglia di fico: vantaggiosa per l’immagine falsamente “liberale” del premier e svantaggiosa per l’opposizione.
La buona politica si fa dando battaglia in Parlamento e tornando a presidiare il terrritorio.
Sarebbe ora che la sinistra tornasse a farlo nella società, invece che limitarsi a dirlo nei talk -show.

Massimo Giannini - l’Unità 28/11/2008

Quelli che… hanno bisogno di un duce

Novembre 27th, 2008

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Se il giornale-partito non capisce la realtà

Novembre 27th, 2008

La demonizzazione di Berlusconi ha raggiunto un limite oltre il quale non c’è che l’invito all’Aventino o alla resistenza armata. Questa volta il paragone con Mussolini non consiste più nel comparare il modello al maestro, ma nell’affermare che il modello ha superato il maestro. Il Ventennio berlusconiano è peggio del Ventennio fascista.

L’aveva già detto Asor Rosa, e ora Massimo Giannini ci pubblica un libro, in cui il leader del Popolo della Libertà esprime un fascismo senza dittatura e senza camicie nere, senza confino e senza tribunali speciali. Ma è peggiore. Corrompe l’anima e ottiene il consenso spontaneo invece di quello imposto. La destra attuale non è il «mostro mite» di cui parla Raffaele Simone. Non suscita passioni forti, opera sulle passioni deboli evocate da Giuseppe De Rita sul Corriere della Sera. Un popolo è invitato a uscire dalla storia e a rimanere nella cronaca, delegando politicamente il peso del vivere a un incantatore che rappresenta se stesso come un cittadino comune e impersona nel suo potere, finanche ostentato, il potere dei singoli, che la caduta delle religioni politiche, quelle della sinistra, ha lasciato senza società. E quindi soli. Ridotti a individui, essi delegano il potere democratico all’uomo che li rappresenta dando loro un’immagine piacevole di sé. Questa è la fine del partito intellettuale, che ha lottato per togliere alla sinistra il piacere di essere sinistra, farla sentire legittimata dal viversi in qualche modo come borghese per essere ammessa al salotto buono della sapienza moderna.

Il libro di Massimo Giannini rivela che, nonostante sia sempre molto diffusa, La Repubblica si sente emarginata. Grida al fascismo e nessuno pensa che dica sul serio. E, soprattutto, non sa più chi sostenere come suo campione nell’arengo politico: il Partito Democratico è uno spezzatino in cui ogni corrente ha la sua televisione e ricorre così al ruolo dell’immagine, all’ostensione del volto. Ricorre cioè proprio agli strumenti con cui il pericolo pubblico numero uno ha costruito il consenso ed è divenuto l’immagine di quel che è ciascuno sul piano politico.

Qui tutto è falso: Berlusconi non è quello che Giannini descrive. Il suo elettorato non è berlusconiano come appare dalla psicanalisi di massa fatta dal vice direttore di Repubblica. Fosse vero che l’Italia ha trovato una soluzione così a buon mercato ed è diventata improvvisamente unanime! È Repubblica ad aver perso il contatto con la realtà. È la realtà che non è diventata l’immagine che il partito intellettuale dà di essa. Eugenio Scalfari e Barbara Spinelli scrivono cose che non ci sono per un popolo che non c’è. Verranno le elezioni abruzzesi, che sono il punto di verità per il Partito Democratico, che non è così a mal partito come Giannini pensa.

Lì si vedrà se Di Pietro ha fatto prigioniera la sinistra con un’operazione reale che ha, essa sì, il volto del fascismo, con la sua congiunzione di tratti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Se Di Pietro perderà in casa propria, il Pd dovrà capire che la lunga marcia con l’inquisitore principe è finita. E se le cose andassero bene per Di Pietro e per Veltroni, D’Alema e Marini dovrebbero dare battaglia. La Cgil farà il suo sciopero, Veltroni farà le sue elezioni abruzzesi e poi si vedrà se il Partito Democratico intende continuare la lunga marcia verso il nulla oppure comprenderà che l’occasione d’oro per un partito di sinistra è governare la congiuntura in cui lo Stato deve garantire che il libero mercato continui. Una vera sfida riformista, evidentemente in compagnia di Berlusconi e dell’attuale maggioranza. Può essere che allora la sinistra comprenda che La Repubblica e il partito intellettuale l’hanno condotta in una trappola per topi. Non perdiamo la speranza.

di Gianni Baget Bozzo Il Giornale - 26/11/08

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Il Ventennio dello Statista di Arcore

Novembre 27th, 2008

Con la legislatura iniziata dopo il 13 aprile scorso, che salvo improbabili intoppi si concluderà nel 2013, Silvio Berlusconi chiuderà la sua felice e anomala parabola: era noto alla cronaca come imprenditore televisivo, tenta di passare alla storia come statista.

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da Il Campanile

Giannini: L’Italia di Berlusconi è una democrazia illiberale

Novembre 26th, 2008

La deriva autoritaria del Cavaliere nel libro “Lo Statista” firmato dal vicedirettore ed editorialista de La Repubblica
Sergio Buonadonna su Il Piccolo

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Giannini, la polemica sul Riformista: Usi perversi del parallelo storico

Novembre 26th, 2008

Il dibattito è antico, e riguarda la natura del sistema berlusconiano. Analoga al fascismo, per gli anti-berlusconiani in servizio permanente effettivo, una fitta schiera di “intransigenti radicali”, che si è conquistata ascolto e consenso nell’elettorato di sinistra.
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